imageE’ da un po’ che una corrente di pensiero racconta alle donne che è “sbagliato essere vittime“.

Non importa se sei stata stuprata, picchiata, molestata, perseguitata, ingiuriata, se sei donna devi essere forte e se proprio ci tieni a rivendicare un appellattivo, in alcuni casi eccezionali ti puoi definire “sopravvissuta”, ma vittima, quello mai.

Le vittime sono deboli. Le donne, invece, sono forti.

Gli uomini non sembrano avere questo problema. In quanto maschi possono piagnucolare in qualunque occasione, soprattutto quando commettono un reato.

Vi ricordate il povero Pistoriusaffranto dopo che aveva crivellato di colpi la fidanzata Reeva Steenkamp? Come si sono commossi tutti quando singhiozzava mentre gli leggevano i capi d’accusa! Scriveva allora il quotidiano La Stampa:

Appena il procuratore lo accusa di omicidio scoppia a piangere, poi resta a fissare il vuoto, un fantasma anche se si è rasato e indossa una giacca nera sopra una camicia azzurra, ma il vestito formale non lo aiuta a sembrare più presente. Il padre Henke vedendolo in quello stato si fa largo per raggiungere il banco dell’imputato per appoggiargli una mano sulla schiena. Non serve a niente, il ragazzo continua a singhiozzare davanti a tutte le accuse lette in aula. Il suo avvocato lo definisce: “in uno stato emotivo estremamente turbato e traumatizzato”, ma l’accusa replica e chiede “l’omicidio premeditato” e Pistorius sprofonda con la testa tra le mani.

Straziante, davvero, l’immagine di questo ragazzo ridotto l’ombra di se stesso, sperduto e tremante, che ha bisogno dell’abbraccio del genitore, perché da solo non riesce a rimanere saldo di fronte alle dure parole del procuratore.

Questa immagine non danneggia tutti gli altri uomini. Nessun uomo si è sentito sminuito nella sua virilità dalle lacrime di Pistorius. Anzi, si sono sentiti solidali: povero ragazzo! La sua vita è rovinata, come farà adesso?

Le donne, invece, non devono piangere mai.

“Dopo lo stupro? Io sto benissimo!”, titolava qualche tempo fa il blog “Al di là del buco”.

Perché la “vera” donna di fronte alle avversità se la ride. Choc, umiliazione, dolore, paura, sono emozioni che la “vera” donna non prova mai, e se le prova non le manifesta, perché è una dura, come l’ispettore Callaghan, o al massimo è irriverente, come Martin Riggs in “Arma letale”.

Ma soprattutto la “vera” donna non sa che farsene della legge, come “Il giustiziere della notte”.

Da un po’ di tempo stiamo assistendo a ripetuti inviti a non denunciare i reati commessi contro le donne: ti toccano il culo in strada? E che sarà mai! Una “vera” donna non chiama un poliziotto per una palpatina! Ti danno della pompinara, e allora? Non ti rendi conto che ti rendi ridicola a frignare davanti ad un Pubblico Ministero per una cosa del genere? Ti hanno stuprata? E pensi sia il caso di chiedere aiuto per una cosa del genere?

La “vera” donna, la massacri e la spedisci in ospedalee lei esce dall’ospedale serena come fosse stata un weekend a Eurodisney, piena di compassione per quel poverello che l’ha picchiata, che magari aveva pure le sue buone ragioni. La “vera” donna è comprensiva, non porta rancore: in fondo non le hai fatto nulla, anzi, lei sta meglio di prima. Più la massacri, più si rafforza. Il trauma? Quale trauma? Le “vere” donne non soffrono. E se soffrono, certo non lo vengono a raccontare a te. Fanno finta di niente e il trauma lo superano tutte da sole.

La “vera” donna non ha bisogno di aiuto, mai. Se la accoltelli si ricuce con le sue mani, come Rambo, senza un gemito.

La “vera” donna, quelle fragili e problematiche bamboline che pensano di nascondersi come pecorelle indifese dietro i tutori della legge, le sberleffa senza pietà. Dileggia loro e i tutori. E’ sempre spiritosissima, la “vera” donna.

Il paradosso è che mentre assistiamo a questa apologia della “forza”, gli uomini diffondono video in cui invitano a prendere coscienza di quanto crudele sia una società che impone al maschio di comportarsi da “vero” uomo, soffocando tutti quelle emozioni e quei sentimenti che potrebbero farlo apparire troppo fragile o vulnerabile, video in cui si invitano gli uomini a chiedere aiuto quando si sentono sopraffatti dalle circostanze, senza lasciarsi bloccare dal bisogno di apparire sempre e comunque all’altezza della situazione.

L’obiettivo del femminismo non è mai stato quello di trasformare tutte le donne in Wonder Woman.

La vita offre ad ognuno di noi una gamma vastissima di emozioni e sentimenti: ci sono momenti in cui ci sentiamo forti e pieni di energia e momenti in cui ci sentiamo sconfitti e abbiamo bisogno di una pacca sulla spalla, momenti in cui riusciamo a tirare fuori tutto il nostro coraggio e momenti in cui siamo preda della paura. Abbiamo tutti, uomini e donne, il diritto di vivere le nostre emozioni senza provarne vergogna. Una persona che in un dato momento della vita si sente fragile non vale meno di qualsiasi altro “forte” essere umano, e quello che non abbiamo il diritto di fare è biasimare le fragilità degli altri.

Quello che non abbiamo il diritto di fare è impedire ad una persona di reclamare lo status di vittima:essere stata vittima in un certo momento della vita non significa che vittima si debba restare per il resto dei propri giorni, significa solo chiedere alla società il riconoscimento di una ingiustizia subita della quale ci si sente incolpevoli.

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