Tutto quel che ci sembra di scoprire ora, con le storie di dolore che leggiamo sui social e nei libri, la letteratura fantastica  lo sapeva già, ma lo raccontava in un altro modo. Un tempo la Cosa Senza Nome era la Creatura di Frankenstein: intorno agli anni Ottanta si è elevata a metafora del cancro (o dell’Aids), dunque di qualcosa che non viene creato ma si crea da sé e ci cresce dentro in un agghiacciante «body horror» (secondo la definizione coniata nel 1986 dalla rivista Screen), orrore del corpo e per il corpo.

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