image
Ricordo che da bambino e da adolescente un valore fondamentale era dato dalla forza. In classe o nella banda di amici in strada era importante essere il più alto, il più robusto, il più forte. Bisognava prevalere nelle contese corpo a corpo. Era importante anche saper dileggiare e saper rispondere a tono ai dileggi. Se non si era abbastanza forti, si poteva provare a diventare amici dei più forti, in genere i ragazzi più grandi. Se si era perdenti si poteva scegliere tra il vendere cara la pelle - poteva valere la pena di prenderne un bel po’, ma una volta sola, perchè se anche il più forte ne prendeva, la volta dopo ci pensava bene prima di attaccare di nuovo briga - oppure si poteva scegliere la resistenza passiva, in modo che per l’altro l’infierire diventasse presto noioso. I bulli non solo picchiavano, offendevano e umiliavano, ma colonizzavano anche la mente delle loro vittime. Il codice d’onore di tutti, era il codice del bullo. Si poteva chiedere aiuto all’amico più grande, ci si poteva coalizzare, ci si poteva misurare una banda contro l’altra, ma una cosa era fuori discussione: non si poteva dire niente, nè ai genitori, nè agli insegnanti. Significava avere paura, essere deboli, essere vigliacchi.
Da adulti si forma una idea più matura delle relazioni personali. Anche se la prestanza fisica può rimanere un vantaggio, la forza è data dall’istruzione, dalla competenza, dal consenso, e dalla disponibilità di risorse. I rapporti si regolano con delle norme e si praticano mediante discussioni, trattative, votazioni. In caso di controversie non risolte, si ricorre all’arbitraggio di una parte terza. Se si ritiene di aver subito un danno, un sopruso, un reato, è reputato incivile farsi giustizia da sè, ci si appella alla giustizia dell’organizzazione sociale. La cui tutela è rivendicata da tutti come un diritto. Nella maturità, l’uomo che porta la sua denuncia al giudice non è più il bambino che lo dice alla mamma o alla maestra.
E la donna che porta la sua denuncia al giudice?
image
A leggere alcuni articoli di area queer o postfemminista, sembra che le loro autrici vivano il rapporto con il diritto alla tutela con le stesse inibizioni di quei bambini, di quegli adolescenti che avevano paura di fare una figuraccia nel ricorrere alla mamma. Come se le donne, per non sentirsi inferiori agli uomini, dovessero aspirare al pari di quei ragazzini ad un infantile modello di virilità autosufficiente e diventare capaci di salvarsi da sole: le donne che non devono chiedere mai. Altrimenti sono deboli e bisognose di protezione.
La storica di genere Natalina Lodato scrive che le sette deputate del PD, bersaglio di pesanti offese sessiste proferite da un disonorevole pentastellato hanno sbagliato a sporgere denuncia. Una denuncia che lei rappresenta come un rifugiarsi all’ombra del penale. Molto simile ad andarsi a nascondere dietro le sottane della mamma. Esigere giustizia dall’autorità sarebbe quindi dimostrazione di debolezza. Proprio come la pensano i bambini. Natalina Lodato trova la prova di questa debolezza nel fatto che le deputate offese - in particolare Michela Marzano - non abbiano saputo reagire neanche con un liberatorio vaffanculo. Per poi magari impegnarsi in una spirale di insulti o in una rissa, come si usa tra persone invulnerabili. Il rimprovero di debolezza è declamato fin dal titolo dell’articolo: Le deputate offese che non trovano altre “parole per dire”… 
image
Poco male. Le parole per dire le offre Eretica/FikaSicula nel post successivo. Una descrizione delle proprie abilità nell’eseguire una fellatio. All’apparenza una banale provocazione. Invece è l’applicazione di una raffinata teoria performativa. Quella secondo cui puoi incassare una offesa, rivendicandola come fosse un complimento. Nella speranza che l’offensore si lasci incantare dal tuo nuovo ordine simbolico, almeno il tempo di divertirsi. Se l’incantesimo riesce, dura poco e lo intuisce la stessa performatora nelle due righe conclusive del suo post. Quando l’onorevole FikaSicula esporrà il suo pensiero sulle riforme istituzionali, la legge elettorale, la legge di stabilità, in dissenso con il suo maschile interlocutore, questi la rimanderà alla performance precedente.
Un altro dato dell’adolescenza è l’ossessione per il sesso. Gli adolescenti lo hanno scoperto da poco e ne parlano in continuazione. Lo vivono come una grande trasgressione. Visto con occhi adolescenziali, l’offensore a cinque stelle è un Pierino. Le sette deputate del PD, donne un po’ rigide e moraliste, che stigmatizzano il sesso invece di farci su una risata. Magari ammiccante. Con occhi adulti, è più chiaro che il sesso è cultura. Può essere mezzo e metafora di tante cose. Può comunicare amore, dare piacere, esprimere arte, essere un espediente per aumentare il traffico nel proprio blog,  essere usato come clava per umiliare e offendere. La dignità delle donne è un concetto ambivalente. Può riferirsi alla tradizionale idea di moralità sessuale femminile o riferirsi semplicemente alla dignità umana delle donne. Da riconoscere e rispettare alla pari di quella degli uomini.
image
La sostanza dell’offesa ricevuta dalle deputate del PD, non c’entra nulla con lo stigma di questa o quella pratica sessuale. C'entra con la riduzione della donna a mero sesso, ad organi genitali al servizio di questo o quell'uomo, che rappresenta una grave forma di mutilazione della donna, mai percepita come persona dotata di corpo e mente. C’entra con il pregiudizio fortemente sessista per cui qualsiasi donna abbia conseguito una carica o abbia raggiunto una posizione mediamente elevata lo debba non tanto alle sue competenze intellettuali, alle sue doti organizzative ecc ecc, ma soltanto alle sue capacità sessuali. Perché pare ovvio che la donna sia intellettualmente inferiore all'uomo e che l'unica dote che possieda sia, accanto al cucinare e allo stirare, fare sesso, ossia porsi al servizio dei bisogni e dei desideri maschili. Qualsiasi posizione una donna ricopra, la occupa  immeritatamente. 
In sostanza, quella offesa dice semplicemente State zitte e ritornate al vostro posto. In effetti è stata proferita da chi cercava di impedire ad una commissione parlamentare di svolgere le sue funzioni. Al di là del tempo e del luogo, quella offesa continua a dirlo, perchè in rete è diventata un virus. Perciò, bene hanno fatto quelle deputate a riappropriarsi della propria soggettività, nella forma che hanno ritenuto più opportuna. Se un uomo pubblico venisse accusato ingiustamente di essere un ladro, un corrotto, un corruttore, un mafioso, e decidesse di tutelarsi con una querela, non ci sarebbe discussione, nessuno si sognerebbe di immaginarselo solo per questo debole, vulnerabile, bisognoso di protezione.

Leggi tutto... http://feedproxy.google.com/~r/MassimoLizzi/~3/JmOk5_DWIVo/deputate-pd-offese-sessiste.html